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Styling
Come già
accaduto per la 600RR, anche il design della nuova CBR1000RR
Fireblade si ispira per molti aspetti alla Honda RC211V (risultando
cmq troppo simile alla sorellina). Totalmente diversa dalle versioni
che l’hanno preceduta, questa nuova FireBlade si presenta con uno
sportivo “musetto” anteriore più tagliato e spigoloso, il cupolino è
più basso ed una forma più dinamica - studiata quindi più per
esigenze “pistaiole” che stradali (come tutte le maxisportive
odierne la protezione aerodinamica è decisamente scarsa). La
carenatura piccola e compatta, alla stregua di quella che avvolge la
RCV, è un perfetto compendio di caratteristiche aerodinamiche,
facilità di spostamento per inserimenti in curva fluidi e
spostamenti in sella. La carena si distingue ora per una struttura
in tre parti, con la zona inferiore più larga e realizzata in un
materiale diverso rispetto ai componenti superiori, per un più
facile accesso al motore ed alla ciclistica ed un look più
aggressivo (anche se la line di cintura decisamente alta tende ad
appesantire lo slancio all’occhio di una carena invece molto
dinamica nella sua fattura).
L’inconfondibile
serbatoio della nuova FireBlade… anzi, per essere più precisi, il
nuovo coperchio dello stesso, è più corto rispetto al precedente
(misurazione dal cannotto dello sterzo all’inizio sella); molto alto
fin dall’estremità posteriore, presenta ampi incavi destinati alle
ginocchia, importanti per velocizzare ed armonizzare gli spostamenti
in curva.
Basato sulle
forme sviluppate per la RC211V, questo nuovo design gioca un ruolo
fondamentale nella realizzazione compatta e nella sopraffina
maneggevolezza della nuova “RR”, perché il pilota viene posizionato
più vicino al baricentro della moto, centralizzando al massimo le
masse anche e soprattutto in movimento.
Come già visto
sulla 600RR e prima ancora sulla RC211V, il serbatoio vero e proprio
della FireBlade condivide lo spazio sotto il rivestimento con il
filtro aria (che si trova davanti allo stesso), profilandosi verso
il basso fra le travi del telaio e la parte superiore dei carter
motore. In questo modo la 1000RR posiziona i 18 litri del serbatoio
più vicini al centro degli assi di rotazione della moto,
minimizzando l’effetto inerziale che questa elevata massa avrebbe
altrimenti sulla maneggevolezza. Si ottiene così una guida più
rapida, fluida e leggera che facilita i cambi di direzione,
mantenendosi neutrale indipendentemente dalla quantità di carburante
presente.
Anche il codone
esalta linee più leggere e dinamiche, che scorrono sino a terminare
nella sfuggente estremità posteriore dove si trovano i sottili LED
del faro posteriore – simile a quello della 600RR ed anche in questo
caso montato a filo e sovrastante il grintoso terminale di scrico a
doppia uscita…
Tornando al
muso l‘aspetto tagliente e aggressivo da MotoGP della nuova
FireBlade sfrutta anche il contributo di una grintosa coppia di fari
“Line Beam” sulla falsariga di quelli adottati sulla CBR600RR.
Questa doppia unità, che proietta un’immagine più moderna e
marcatamente aggressiva, è stata realizzata con un compatto design
multi-reflector estremamente luminoso, che emette il proprio raggio
attraverso lenti chiare, la metà più piccole rispetto a quelle
presenti sulle moto tradizionali. L’illuminazione notturna è
brillante e la “cattiveria” della FireBlade ne beneficia rendendola
sempre estremamente riconoscibile al buio….
Altre modifiche
di sicuro rilievo sono quelle relative alle pedane ed ai supporti
per il passeggero in alluminio presso fuso (il che in realtà non è
propriamente esatto in quanto la pressofusione, ovvero l’iniezione
del materiale in pressione all’interno di uno stampo in modo
ISTANTANEO, non è tutt’oggi possibile ma realizzato bensì con la
tecnica della GDC ovvero Gravity Die Cast
o fusione in assenza simulata di gravità il che consiste innissione
della colata di materiale nello stampo con un procedimento che
simula l'assenza di peso che assicura un prodotto finale con
caratteristiche di rigidità torsionale e resistenza dinamica
decisamente superiore al tradizionale), e nelle staffe in
alluminio del cupolino - ora più leggere. La sella del pilota è
ampia ma non eccessivamente, mentre quella del passeggero può essere
sostituita da un copricodino in materiale plastico, disponibile nei
colori della moto. Nascosto alla vista trova spazio un vano
decisamente esiguo, ma con spazio sufficiente per un lucchetto a U
(grazie all’apposita sagomatura), ma null’altro e ricordandosi che
la temperatura di tale vano, nonostante l’abbondante schermatura
dello scarico, raggiunge spesso e volentieri picchi da forno a
legna… |