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Play Time…
Triumph Daytona 650
vs Yamaha Yzf R6 vs Kawasaki Zx-6r 636
…perché cos’è al giorno d’oggi la classe delle 600 (o
poco più) se non il meglio che si possa chiedere per divertirsi con una
potenza ragionevole che non ti faccia pregare, in piena piega, di non
sbagliarsi a centellinare la manetta per non ritrovarsi la ruota
posteriore che tenta di superarvi in piena crisi di protagonismo?
Eccoci quindi con tre
chiavi dal blasone rinomato sul tavolo con altrettante belvette che ci
aspettano nel box…
I “giocattoli per adulti” in questione sono le agguerrite
Yamaha Yzf R6, Kawasaki ZX-6R 636 contro la più paciosa e timida (almeno
d’aspetto) Triumph Daytona 650 tutte naturalmente in versione 2005.
Analizzando tecnicamente le moto, ci troviamo di fronte a
scelte meccaniche d’avanguardia con motori dalla raffinata tecnologia,
ciclistiche che in due casi su tre rappresentano il meglio che si possa
trovare di serie, impianti frenanti degli di cilindrate ben maggiori con
linee e livree consone al fortunato proprietario di destinazione finale…
Dando uno sguardo da
vicino possiamo notare come finalmente anche l’R6 sia stata dotata di
impianto frenante completamente radiale, preso “in prestito” pari pari
dalla sorella maggiore da un litro pieno di cilindrata… non che la
precedente fosse carente sotto questo punto di vista ma al reparto freni
la potenza non è mai abbastanza, specialmente se è accompagnata da una
leva capace di donare un gran feeling…
Anche la “piccola” Kawasaki ha aggiunto, tra le molte
novità, alla sua già completa dotazione di serie una pompa radiale da
16mm rispetto alla tradizionale presente sul modello 2004 oltre ad un
paio di scenografici, nonché efficacissimi, i dischi a simil-margherita
della cattivissima Zx10-R.
La Daytona è invece
quella che mantiene ancora, per scelta, soluzioni dall’aspetto un po’
antiquato… la cosa è evidente dando un’occhiata all’avantreno, peraltro
efficacissimo nella guida, che adotta ancora sia steli tradizionali sia
pinze e pompa freno non radiali. L’unica differenza rispetto al modello
precedente è l’adozione di un bel set tubi freno in treccia aeronautica…
meglio che niente!!!
Esteticamente le due giapponesi sono le più curate nei
dettagli, ma quella che ha subito maggiori sconvolgimenti è proprio la
636 che nel modello 2005 adotta delle linee più morbide, un forcellone
in alluminio dalla progettazione più recente e linee più gentili, il
telaio in nero e l’ormai classico e privo di personalità a mio avviso,
scarico sotto sella.
Se vogliamo trovare il pelo nell’uovo, possiamo
riscontrare alcune leggerezze come le ghiere di regolazione del mono
davvero difficili da raggiungere o la targhetta di omologazione troppo
in vista sulla trave del telaio, ma sono sbavature che vengono
equilibrate dal risultato complessivo della moto dalle linee filanti e
armoniose che hanno immolato alla dea aerodinamica il precedente aspetto
spigolosissimo e ancora ben ricco di fascino…
L’R6 mantiene
invariate le riuscite linee che la Yamaha ci ha sempre abituato a vedere
e che regalano alla R6 superfici spigolose e appuntite ma… con classe.
Sono cambiate solo le grafiche e le colorazioni, che grazie agli
accoppiamenti azzeccati e alla pregiata verniciatura la rendono, al
tatto, superiore alle rivali. Esculusivo è il processo di lavorazione
dei cerchi e del telaio che rendono la piccola R6 l’unica tra le nuove
600 (o poco più) in grado di rimanere sotto la soglia dei 180kg…
Già perché nonostante si ricerchi in continuazione e in
modo maniacale la maggior leggerezza possibile un aumento di peso c’è
stato per tutte: 7,8Kg per la Kawa e di 3,6kg per l’R6, per non parlare
dell’inglesina che mantiene (e non nasconde) un peso decisamente elevato
di ben 191,4kg… evviva l’opulenza!
Andiamo a giocare!
Su strada si nota come
i 46cc in più della Daytona siano ben efficaci per permetterle di
offrirci di un motore sempre pronto e pieno, anche se caratterizzato da
un’erogazione un pelo ruvida e decisamente migliorabile con una
riprogrammazione della eprom o l’adozione di una bella Power Commnder…
In questo frangente di spregiudicate misure oversize si contende la
vittoria con la Kawasaki che nel 2005 adotta un motore dalle reazioni
diverse rispetto al precedente modello e che perde buona parte della
schiena ai medio-bassi a favore degli alti regimi… peccato… e
decisamente strano per la filosofia che ha visto la nascita della prima
636 ma in finale nulla che una bella corona con due denti in più non
possa risolvere.
La posizione di guida
di quest’ultima è ottima, appena sufficiente (come ormai si riscontra in
tutte le 600ine) la protezione aerodinamica ma sorprendente la
sensazione di sicurezza dell’avantreno, veramente incollato all’asfalto,
ma solo in curva… Quando si esagera col gas sarà difficile tenerlo a
terra nelle prime due marcie e occhio alle imperfezioni stradali di 3°
marcia…
La Yamaha, unico mezzo davvero di 600cc, quest’anno ha un
motore decisamente migliorato ai medio regimi che ci fanno pensare ad un
gran lavoro dei tecnici motoristi jap pur di compensare un difetto
congenito proprio della classe delle medie sportive, davvero un ottimo
lavoro.... Il cambio continua a mantenere la sua ormai famosa e
criticatissima caratteristica di ruvidità, specie nelle marce basse a
regimi medio/bassi… peccato… ma la sensazione proveniente dalla
ciclistica è di controllo totale… semplicemente meravigliosa la trazione
offerta dalla R6 che consente di riaprire la manetta ben prima delle sue
antagoniste e questo, tra i cordoli e crono alla mano, vuol dire
secondi… esente da pecche il lavoro della forcella seconda solo
all’unità montata dalla Kawa.
Le coperture
utilizzate per questa prova sono state le nuove e preformanti PIRELLI
SUPERCORSA PRO nella mescola SC1 all’anteriore e SC2 al posteriore con
pressione di gonfiaggio rispettivamente di 2.1 e 1.9 .
Queste gomme adottano un nuovo profilo all’anteriore che
aumenta di fatto la maneggevolezza senza ridurre la stabilità anche se,
in realtà, leggerissimi ondeggiamenti sono segnalati in rettilineo a
velocità ben superiori a quella dell’arresto immediato con processo
istantaneo... Al posteriore il battistrada è stato modificato per
ridurre e rendere più uniforme l’usura del pneumatico. Il grip su strada
risulta ottimo, anche a gomme abbastanza fredde e che diventa qualcosa
di veramente superlativo non appena le coperture
raggiungono la giusta temperatura d’esercizio.
In Pista…
La Daytona è colei che più delle altre ci ha stupito…
perché se dalla Yamaha e dalla Kawa sapevamo di poter “estrarre” una
ottima dose di emozioni sportive lo stesso non potevamo pensare della
spigolosissima inglesina… Ok, avrà una ciclistica d’aspetto ormai
giurassico e un impianto frenante che ormai i “benpensanti” non
istallerebbero nemmeno su un’ape cross ma, entrambi, fanno
maledettamente bene il loro dovere permettendo alla Daytona di danzare
con insospettabile leggerezza e surplace tra un cordolo e l’altro… i
nuovi tubi in treccia aeronautica garantiscono poi la stabilità di
rendimento atta a permetterci di divertirci senza il patema di dover
rallentare il passo di tanto in tanto per permettere all’impianto di
“respirare”.
La Kawa conferma di avere una forcella di primissimo
ordine equiparabile ad un prodotto prettamente racing permettendo
regolazioni di fino e mal si accoppia ad un mono che continua,
nonostante la nuova versione, a restituire una risposta troppo secca e a
poco serve impazzire dietro ai registri idraulici di estensione e
compressione… così è e così ve lo tenete… da cambiare assolutamente se
volete tirare fuori il massimo da questo leggerissimo e splendido
telaio.
In decisa salita l’indice di gradimento ciclistico della
R6… la forcella prelevata dalla R1 fa in suo dovere.. senza infamia e
senza lode ma con una ottima efficacia.. lo stesso si può dire
dell’unità posteriore, comunque migliorata nella scorrevolezza, ed è un
peccato in fondo perché la sensazione è che possa dare di più, parecchio
di più… ma stiamo parlando di guida di altissimo livello, l’utenza
amatoriale noterà solo una trazione incrementata in maniera esponenziale
e una frenata di prim’ordine.
Spingendo forte la
Dytona diventa ben presto stancante senza diventare stressante grazie ad
un comportamento sempre sincero e prevedibile, perfettamente inglese…
La Zx-6R invece da quasi sui nervi… più crederete di
spingere per avvicinarvi al suo limite e più capirete che tale limite è
sempre più in là… praticamente è un mezzo che vi costringe e consente ad
adottare una guida di alto livello con staccate sempre più al limite ed
inserimenti cattivi con buona pace del retrotreno che vi seguirà
fedelmente ma senza regalarvi una grandissima sensazione di fiducia. Con
la Zx-6R vi verrà spontaneo comportarvi come se cavalcaste la sorellina
maggiore cercando di spigolare al massimo la curva per raddrizzare
presto la moto e rovesciare la manetta senza ritegno. Ottimo il
comportamento della frizione antisaltellamento ereditata dalla
precedente Zx-6rr. La piccola R6 invece emoziona… sveltissima a
raggiungere la corda ne esce con una trazione da riferimento
permettendovi di aprire il gas ad inclinazioni da brivido tanto è il
feed-back che arriva dal reparto ciclistico e ci si trova ben presto ad
avere sete di cavalli da scatenare sempre più presto e frenare sempre
più tardi grazie all’ottimo lavoro del doppio disco anteriore che
apparentemente non conosce fatica nemmeno dopo un turno davvero
infuocato… peccato per l’unità al posteriore che dopo tanto duellare
pare perdere tono idraulico (ma si parla sempre di tempi e ritmi ben
lontani a quelli di un buon amatore).
Uso Stunt…
(Tali figure vanno fatte
ESCLUSIVAMENTE in spazi chiusi ed indossando TUTTE le protezioni
personali del caso, le foto in acrobazia sono state realizzate dalla
PATTUGLIA ACROBATICA in strade private chiuse alla circolazione)
 Stoppie:
tutte e tre sollevano di buon grado la ruota posteriore se si pinza con
decisione dopo aver adeguatamente caricato il peso sull’anteriore ma la
Kawa è soggetta a manifestare un fastidiosissimo farfallamento se non
stiamo bene attenti a mantenere il corpo perfettamente centrato con la
sagoma della moto…
Buono in comportamento della Daytona il cui peso
superiore regala una buona stabilità e semplicemente eccellente la R6
che permette stoppie dinamici di alto livello inficiati solamente dal
gran peso del silenziatore originale dotato, come consuetudine, del
catalizzatore… 
Traversi:
La Kawa, grazie all’ottimo lavoro dell’antisaltellamento,
necessita di essere decisamente violentata per mettersi di traverso in
ingresso curva senza ricorrere all’ausilio del dischetto posteriore…
ottimo per la pista… meno per un uso “fuori dagli schemi”. Nella norma
la Triumph che si esibisce, dopo averci preso la mano, in lunghi
traversi ben controllabili a patto di usare parecchia forza sui
semimanubri ma non regala abbastanza feeling per intraversate di livello
superiore. Divertentissima la Yamaha anche se la leggerezza e la
facilità di esecuzione fanno temere un riallineamento decisamente brusco
se si sbagliano i tempi con rischio di spettacolari quanto dolorosi
High-Slide…
Candele: Tutte e tre vengono
su con una decisa manata alla manetta in prima marcia ma la Daytona
necessita della frizione ben presto anche se una volta ON AIR risulta
ben stabile. Da fusione del motore la Kawa grazie ad un decollo
possibile con buona facilità (e frizionata d’ordinanza) di 3a marcia che
consente impennate lunghissime… pure troppo! Buona la stabilità laterale
ma risulta un pochino sensibile al vento trasversale… peccato per la
perdita di quella sopraccitata coppia ai medi o il decollo sarebbe stato
possibile (con un piede sulla pedana posteriore) anche di 4° marcia…
ottimo il supporto dell’ammortizzatore di sterzo che ce la mette tutta
per assorbire le sbacchettate degli atterraggi ad alta velocità. La
Yamaha viene su facilmente come tradizione, risulta ballerina nelle
impennate lunghe… nulla di incontrollabile ma non è il massimo trovarsi
in mono con una moto che tende a dondolare… lavorando sul mono le cose
comunque migliorano fino QUASI a sparire…
Si ringraziano
Special per la collaborazione nella stesura della prova e L.Baroni per la
preziosa assistenza logistica.
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