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La moto anche da sopra al
cavalletto trasmette adrenalina pura, le forme cosi affilate non
lasciano dubbi… è lei la regina delle maxisportive. Il progetto
prevedeva una moto estrema, senza compromessi, capace di regalare
emozioni uniche mirando al contenimento dei pesi e al massimo delle
prestazioni con il risultato finale di superare per la prima volta,
su una moto targata, il rapporto peso/potenza portandola a 175 cv
su 170 kg; ovvero una superbike di qualche anno fa.

Il Telaio
a doppio montante è interamente in alluminio, leggero ed estremamente
compatto si distingue per il passo corto ed il lungo forcellone. Inoltre
i montanti del telaio corrono sopra il motore per realizzare la stessa
larghezza delle attuali moto di categoria 600.
Sempre per ridurre ulteriormente i pesi, troviamo la piastra superiore
di sterzo forata ed alcuni elementi interni alla forcella sempre in
alluminio. La forcella è una upside-down con steli da 43 mm
completamente regolabile cosi come il mono posteriore a gas.
Alla base della
splendida forcella troviamo le due pinze radiali a 4 pistoncini
contrapposti unite alla novità che più salta all’occhio del motociclista
di “tendenza” : i dischi anteriori a margherita da 300mm
che, uniti al potentissimo impianto frenante, permettono staccate che
neanche sognavate su altre moto e il tutto con una fantastica
modulabilità, per non parlare poi di come vengono bene gli stoppie! (un
commissario di Binetto mi sta ancora cercando..)
La
posizione in sella è stata studiata seguendo le indicazioni di molti
piloti, i semimanubri sono spioventi e la posizione è molto caricata,
aggressiva se proprio vogliamo usare la parola più appropriata. Le
pedane sono alte e, a meno ché non siate piloti di trofei dalle pieghe
che sfidano le leggi della fisica, non sentirete l’esigenza di cambiarle
con pedane più arretrate!

La
strumentazione non è di quelle che preferisco: il contagiri a
cristalli liquidi, con quella linea sottile di led che corre veloce
intorno al display, non è di facilissima lettura, e sulla Zx10R è molto
importante tenere d’occhio i giri-motore, perché è davvero facile
esagerare e finire col ritrovarsi la moto per cappello! Comunque c’è
tutto il necessario per tenere sotto controllo: temperatura, ora, km
parziali e totali; inoltre troviamo la spia della cambiata
regolabile e un cronometro azionabile dal pilota per prendere
autonomamente i tempi in pista, senza dover lasciare il vostro amico ai
box (né tantomeno la vostra fidanzata, che vi ha già piantato quando ha
visto lo spazioso sedile passeggero!).
 Notevoli
anche alcune finezze come: gli indicatori di direzione anteriori
integrati nella carena, l’affilatissimo fanale posteriore a led,
il coprisella monoposto che può andare a sostituire la piccola sella
passeggero dando alla moto una linea ancora più aggressiva e infine il
bellissimo terminale, ovale, interamente in titanio.
Il
motore, è il vero pezzo forte di questa moto, qualcosa di mai
provato prima… sinceramente alla prima apertura di gas sono rimasto
senza parole… si è come catapultati in un’altra dimensione e non solo
perché ci si accorge che non si è più su entrambe le ruote!
(Ho compreso bene lo spot della Kawasaki "pensiero verticale"... )
Aggiungete
inoltre che: la moto è decisamente corta, iper reattiva, capace di
inserimenti in curva degni di una 600 ed ha una grandissima stabilità e
maneggevolezza,
nonostante le Dunlop durante il nostro test la rendessero più nervosa del dovuto. Nei primi
giri mi sono più che altro divertito a sentire la progressione, il tiro
ai bassi e la ripresa del motore; sempre perfetta l'erogazione e anche in sesta i quattro cilindri
Kawasaki, lasciano il sorriso… Una volta preso un po’ il ritmo, e fatti
salire i giri, è iniziato a uscire fuori il diavolo che sta sotto il
serbatoio.
In uscita di
curva passati gli 8000 giri non c’è verso di tenere giù
l’avantreno, e in terza stesso discorso… Non è tanto la quantità dei
cavalli dichiarata a mettere in apprensione, perché la ciclistica
trasmette sicurezza, è piuttosto il modo in cui il motore li spara
fuori, superata la zona tranquilla del contagiri, di colpo viene fuori
quella piccola “R” che leggiamo sulla carena a ricordarci che la ZX10R
non è una moto con cui si può scherzare…va rispettata!
Ho
provato a tirare tutta la prima e ho letto 168 km/h sul display. Una
cosa di cui la moto necessita a mio avviso è un ammortizzatore di
sterzo, perché ragazzi quando si inizia a fare sul serio, con questa
moto, le sbacchettate sono compagne di avventura costanti; è quasi
obbligatorio se si vuol stare un po’ più tranquilli visto che sui
rettilinei, quando si da il vero gas, si “galleggia” sempre fino alla
quarta. Vostri alleati fedeli invece saranno sempre i freni di
questa moto, i migliori di serie mai provati; così come la frizione
antisaltellamento che permette numeri in staccata, con la moto che
non si scompone neanche nelle staccate più estreme.
Il cambio è
ottimo a salire, anche nei cambi aerei in monoruota… ma ha mostrato
alcune incertezze in scalata. La ZX10R è unica, affascinante,
dirompente, una moto che vi regalerà di sicuro emozioni forti ogni volta
che salirete in sella,ma non è una moto nata per andare a spasso… soprattutto non
è una moto per chi ha poca esperienza.
Se la vostra meta è invece
soprattutto la
pista, dove noi abbiamo avuto la fortuna di provarla, è tra le migliori che possiate acquistare…sempre che vogliate qualcosa di
VERAMENTE IGNORANTE!!!
Christian Aka
Superbike
La prova completa sul numero di settembre di Xmoto |