Il Palmares di Giacomo Agostini non ha eguali nella storia del Motociclismo: 15 titoli mondiali tra Classe 350 e 500; 18 titoli italiani ed un’immensa esperienza sui circuiti di tutto il mondo. Per costruire una storia così ricca di soddisfazioni, occorre agire con metodo ed il Campione Agostini ne aveva uno semplice ma geniale: pochi rischi, niente errori.
Minimizzazione dei rischi
Una definizione apparentemente semplice, che però apre una scatola di frangenti al quale applicarla. Giacomo Agostini ha sempre curato i dettagli delle sue moto. La leggenda lo vuole: estremamente selettivo circa lo staff che lo avrebbe supportato in circuito; maniacalmente attento all’ordine e pulito nel box (al punto che ricopriva con del nastro le manopole della sua moto, affinchè i meccanici non le sporcassero toccandole); spregiudicato nelle negoziazioni dei contratti. Una caratteristica che ricorrerà anche nella sua carriera da team manager.
Ma le gare non si corrono solamente con il mezzo. Uno strumento molto determinante ai fini della prestazione è il proprio corpo. Anche su questo aspetto, Ago è stato lungimirante: pioniere della preparazione atletica, si allenava con costanza, integrando tali sessioni con un’alimentazione rigorosa. In un motociclismo di lotte accese tra i cordoli e di eccessi ai box, Mino era già un’atleta.
Via gli errori!
Come già spiegato, il motociclismo di allora prevedeva standard di sicurezza ben più elementari di oggi: vie di fuga anguste, balle di fieno per attutire le cadute, abbigliamento tecnico oggi inconcepibile e, soprattutto, moto estremamente fragili. Il passaggio dai 4 ai 2 tempi incrementò notevolmente i casi di grippaggio. I più previdenti accompagnavano le accelerazioni in un uscita di curva con le dita sulla frizione, in modo da evitare il repentino bloccaggio della ruota ed ottimizzare l’erogazione appuntita.

La guida di Ago è sempre stata impeccabile: pulita e precisa in ogni punto della pista (il fatto di aver sempre guidato mezzi competitivi lo aiutava a non forzare), tecnica e scevra da cadute. Si pensi che in diverse annate vinse tutte le competizioni alle quali partecipava. E quando non era in grado di battere gli avversari, sapeva accontentarsi, ragionando in ottica mondiale.
Il metodo Agostini: poca spesa, tanta resa
Giacomo Agostini era famoso per la sua proverbiale parsimonia. Lo stesso Dottor Costa racconta, nel suo libro Magic Marquez, che quando il 15 volte Campione del Mondo lo invitò a cena, egli capì immediatamente di essere entrato nelle sue grazie.
Tale parsimonia si rifletteva nella gestione manageriale del suo team. Con lui, Eddie Lawson vinse ben 3 titoli mondiali nella Classe 500 (1984, 1986 e 1988). Luca Cadalora fu un suo pilota in 250 dal 1987 al 1990 e spesso recrimina ancora ad Ago un budget troppo limitato.
A fine 1990 cercò Loris Capirossi, allora enfant prodige e fresco Campione del Mondo della 125, per proporgli una Yamaha 250 nel 1991. Capirex rifiutò ed al suo posto andò Paolo Casoli, con la garanzia tecnica di Massimo Matteoni. Le tasche ‘a chiocciola’ di Ago resero la stagione molto difficile; tra lui ed Artur (così veniva soprannominato il burbero Matteoni), fu rottura.
Dolce vita
All’apice della carriera, tra il 1969 ed il 1970, comparve in 4 pellicole, decisamente sui generis. Inoltre, Mino prese parte a diversi fotoromanzi.

Bello, prestante, vincente, ancora giovane e già maturo, Giacomo Agostini riscuoteva un grande successo con le donne. Le sue avventure godevano di una certa notorietà, soprattutto se rapportata ai mezzi d’informazione dell’epoca.
Dopotutto, il severo e monastico Metodo Agostini prevedeva anche un po’ di svago…





